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Musei delle Terre di Siena
 
Un OP di nome San Niccolò

Si terrà, il 20 e 21 settembre, presso Le Stanze della Memoria, via Malavolti 9 a Siena, il convegno, ad ingresso libero, di storia locale dal titolo "Un OP di Nome San Niccolò - Storie Storia e memorie della psichiatria senese a 40 anni dalle legge Basaglia" con interessantissmi interventi  che ripercorreranno la storia  del famoso ospedale psichiatrico senese.

"Il manicomio di Siena, 200 anni di storie, di odi e amicizie, di sofferenze e speranze, di incontri e scontri, di empiria e scienza, di ricoveri e dimissioni e nuovamente ricoveri. Un “pianeta”, ai margini della città, dove il mistero della mente albergava e dove si cercava di illudersi di una prossima guarigione, di un imminente rientro nella normalità, di superare la fobia da rimuovere. Un luogo non luogo, ma che si articolava in strade, piazze, giardini, laboratori, la chiesa e la farmacia, come un qualsiasi altro paese, dove gli “ospiti” erano tanti quanti quelli di un borgo, fino e oltre i 2500. Una realtà difficile, persino paurosa, ignorata volutamente perché temuta. Poi, il grande cancello ha cominciato ad essere aperto sempre più spesso nella giornata, fino a dare quel senso concreto di libertà. Prima una libertà di uscire e poi rientrare, per poi allontanarsi per sempre, senza più ritornare. L'incubo era finito, l'incubo è finito. Ed oggi - spiega Francesca Vannozzi, professore associato al dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Siena - l'aspetto del “villaggio disseminato”, con i suoi 16 stabilimenti, si è mantenuto, ma oggi non vi gironzolano più i “folli”, ma giovani in gran parte studenti che vanno a lezione. Da anni, studiosi, ex dipendenti del manicomio, funzionari attenti alla salvaguardia dei beni culturali lavorano nel tentativo non solo di combattere il degrado che rischia qualsiasi complesso edilizio che ha perso la propria primitiva destinazione, ma soprattutto perché vengano tutelate alcune preziose testimonianze della storia del San Niccolò: i fondi archivistici, i luoghi ancora rimasti, farmacia, chiesa, biblioteca, mulino e poi il reparto simbolo della segregazione, il Conolly. Una grande operazione culturale, complessa e articolata, attende di essere avviata nella sua interezza e in modo coordinato, ma molto si è fatto e non ne mancano le riprove. 

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